La disinformazione e le fake news nelle democrazie moderne

Condividi questo post

I cittadini informati sostengono le moderne società democratiche. Radio, televisione, giornali e internet, quest’ultimo in particolare tramite i social, permettono un facile accesso alle informazioni da parte di tutti i cittadini. Questo è sicuramente un aspetto positivo delle società democratiche ma è altrettanto chiaro che, in particolare negli ultimi anni, tramite questi canali è stata veicolata molta disinformazione.

Un esempio di titoli orientati a manipolare l’informazione, in questo caso anche contraddittori tra loro

L’informazione manipolata, le fake news, la disinformazione, è una nuova modalità di espressione del potere – soft power che sostituisce sempre più l’hard power, la forza – tramite la quale una entità portatrice di interessi orienta e modella la realtà secondo i propri obiettivi. Talvolta con obiettivi politici interni, spesso anche come “interferenza” da parte di nazioni straniere che hanno l’obiettivo di influenzare le scelte democratiche per trarne vantaggio strategico.

La Russia, la Cina, gli USA, sono strategicamente interessati ad avere una EU debole

La Russia, la Cina, gli USA, sono strategicamente interessati ad avere una EU debole. E a qualcuno di questi fa anche comodo avere all’interno degli Stati costituenti la EU qualcuno che rema contro la EU stessa.

Per definire meglio il problema nel 2018 la Commissione Europea ha istituito un gruppo indipendente di esperti, di alto livello, per individuare quali azioni si possono intraprendere contro queste situazioni. È stato pubblicato un rapporto che inquadra le dinamiche e le diverse percezioni prevalenti nei vari Stati costituenti la EU. (Scarica il documento cliccando qui)

Questo rapporto ha anche definito i seguenti cinque principi guida per gestire il problema:

  1. rafforzare la trasparenza delle notizie online, comprese informazioni corrette e accurate sui dati;
  2. aumentare il livello di alfabetizzazione informatica dei cittadini al fine di combattere le informazioni fuorvianti, aiutando le persone a orientarsi nell’ambiente digitale;
  3. fornire strumenti a utenti e giornalisti per sviluppare un impegno positivo con le nuove tecnologie;
  4. garantire il pluralismo dei media europei;
  5. continuare la ricerca sulla disinformazione valutandone l’impatto con l’obiettivo di adattare le politiche europee.

Nel rapporto c’è anche la conferma delle minacce legate ad attività di disinformazione provenienti da stati stranieri come la Russia, che ha reso evidente la necessità di introdurre un sistema di monitoraggio per fornire avvisi in tempo reale sulle campagne di disinformazione nonché la definizione anche di alcune linee guida per le piattaforme online. Secondo queste linee guida le piattaforme online dovrebbero: controllare l’identità dell’inserzionista politico, disabilitare gli account falsi, identificare i robot e classificarli.

Le fabbriche di troll made in Russia hanno invaso i social con milioni di account falsi

Le fabbriche di troll made in Russia hanno invaso i social con milioni di account falsi, condizionando gli algoritmi che gestiscono i social stessi e quindi l’opinione pubblica occidentale. Conseguentemente condizionando anche le campagne elettorali dei Paesi europei e degli USA.

RT, il canale di propaganda del Cremlino più visto in YouTube, ha registrato oltre 2 miliardi di visualizzazioni.
Le varie “bestie”, le strutture che organizzano la comunicazione di alcune organizzazioni politiche, oltre ai falsi account utilizzano anche il condizionamento psicologico di persone reali che, senza rendersene pienamente conto, si trasformano in agenti di influenza, moltiplicando ancor di più la veicolazione di notizie manipolate o palesemente false. Ciò assume maggior importanza se tali persone rivestono posizioni ritenute rilevanti dai cittadini.

previous arrow
next arrow
Slider

La disinformazione, le notizie false, rappresentano una vera minaccia per la democrazia e per l’informazione.

Ci hanno regalato Trump, la Brexit, Bolsonaro, il clima avvelenato che si è diffuso in Italia.

Anche nel piccolo di Garbagnate e dintorni le dinamiche di alcuni gruppi FaceBook sono state per mesi “disturbate” da un sedicente Claudio Oliberi, a cui poi è seguito Roberto Arnè, che hanno fatto da spalla ad un noto assessore. Ora entrambi sono spariti, addirittura i loro post sono stati cancellati.