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L'Unità , una bella amica.ma di chi? PDF Stampa E-mail
 
Scritto da administrator, 02-02-2009 08:57
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Pare brutto polemizzare con l’Unità. Più che altro forse è inutile: due giorni fa la sua direttrice teorizzava che le discussioni fra giornali sono una degenerazione del mestiere, dibattiti autoreferenziali, sottrazione di tempo e spazio ai lettori. È una concezione che seppellisce due secoli di tradizione di lotta politica a mezzo stampa, e anzi la ragione stessa per cui nacquero i primi fogli, ma tant’è. C’è evidentemente l’idea che l’informazione possa procedere per canali paralleli che non si incrociano e non si confrontano mai (questo effettivamente suona un po’ autoreferenziale): l’avessero pensata così generazioni di direttori dell’Unità, avremmo perduto grandi pagine della storia del giornalismo.

Per fortuna non la pensa così Marco Travaglio, che nel suo editoriale quotidiano – l’unico editoriale politico dell’Unità, nel luogo più nobile del giornale – non risparmia mai attacchi a fogli avversari, quando lo ritiene giusto. Fa bene, e autorizza il reciproco.

Non sappiamo se e quanto Veltroni si sia speso per risolvere i problemi del suo ex giornale.
 
È molto apprezzabile però che, qualsiasi cosa abbia fatta, l’abbia fatta totalmente gratis: l’Unità rimane infatti oggi uno dei giornali più ostili al Pd su piazza. Il partito di riferimento, quello trattato con i guanti, è un altro.
 
Lo si evince, oltre che dalle frequenti interviste con Di Pietro, proprio dagli editoriali di Travaglio, tanto inclementi coi democratici che passano a tiro (D’Alema è tra i preferiti) quanto amichevoli verso l’Italia dei valori.
 
L’editoriale di ieri, per esempio, denunciava le assenze di deputati del Pd che avrebbero consentito alla camera la salvezza del sottosegretario Cosentino sotto indagine per camorra. Piccola omissione, di Travaglio e del redattore di cronaca: dalla votazione incriminata risultavano assenti anche otto dei 27 onorevoli dipietristi. La stessa percentuale del gruppo Pd.
 
Sul medesimo numero c’era un’altra omissione illuminante (Travaglio non c’entra, a meno che non sia ormai lui il direttore- ombra). Se infatti il giorno prima una pagina e mezza dell’Unità era stata dedicata agli atti di de Magistris sull’inchiesta Romeo e alle sue specifiche insinuazioni su Rutelli, ieri neanche una riga (diversamente da molti altri giornali “indipendenti”) veniva concessa a Veltroni, Finocchiaro, Chiti, Tenaglia, Zanda per le loro dichiarazioni di solidarietà al presidente del Copasir, ex presidente della Margherita, co-fondatore del Pd.
 
Chiaro che ognuno scrive e omette ciò che gli pare. Il trattamento riservato dall’Unità al Pd e soprattutto ad alcuni settori del Pd è però particolare e non può sfuggire, perché incide nel corpo più tradizionale dell’opinione pubblica di sinistra.
 
Qui non si sa quale sia la causa e quale l’effetto. Se sia stata l’Unità – quella degli ultimi nove anni – a rafforzare nei propri lettori ogni possibile radicalismo e diffidenza verso le leadership riformiste; o siano stati i lettori, come capita, a tenere ancorato il giornale all’oltranzismo.
 
L’effetto è quello descritto ieri dalla Stampa: Di Pietro ha ricavato proprio dai commenti sul sito dell’Unità l’incoraggiamento a continuare sulla linea della critica a Napolitano, dell’attacco al Pd, della competizione dura contro Veltroni.
 
Una medaglia per chi, pur continuando a usufruire dell’aiuto economico dell’ex Ds, aveva promesso autonomia dal Pd. Una beffa per chi forse sperava di aver aiutato a salvare quanto meno un giornale amico.

 

Da Europa - 31-01-09

Ultimo aggiornamento: 02-02-2009 18:30

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