Obama lancia la "dottrina cinese"
"Non è una minaccia per l'America"
dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI
TOKYO - "L'ascesa della Cina non ci spaventa, non è una minaccia per l'America. Lo sviluppo delle nazioni non è un gioco a somma zero in cui l'una vince se l'altra perde". Barack Obama sceglie Tokyo per un solenne discorso programmatico, in cui espone per la prima volta la sua "dottrina cinese". Un tema scottante e delicato su cui i suoi predecessori alla Casa Bianca sono spesso apparsi titubanti, incerti tra la rivalità strategica e il compromesso tattico basato sugli interessi del momento.
Obama sa che il XXI secolo sarà segnato dalla sfida tra le due superpotenze ma esclude ogni analogia con il confronto Usa-Urss durante la guerra fredda. "Noi non cercheremo di contenere la Cina", dice, con un evidente riferimento alla dottrina del "contenimento" della minaccia sovietica che fu in auge a Washington nei decenni della tensione con Mosca.
Nel suo primo viaggio in Asia, dove a più riprese si autodefinisce "il presidente americano che viene dall'Asia-Pacifico" (perché nato alle Hawaii e cresciuto in Indonesia), Obama riconosce alla Repubblica Popolare un merito immediato e concreto: "La Cina ha mostrato di svolgere un ruolo chiave nel far ripartire la crescita economica globale". Mai in precedenza era venuto dall'America un omaggio così esplicito al ruolo di "locomotiva" esercitato da Pechino negli ultimi mesi, mentre il resto del mondo era in recessione.
Davanti a un pubblico giapponese particolarmente sensibile a questo tema, questo sabato mattina Obama aggiunge nel passaggio sulla Cina un accenno ai diritti umani: "Noi non rinunceremo mai a parlare in favore dei nostri valori, la difesa dei diritti individuali e della libertà religiosa. Ma lo faremo in uno spirito di cooperazione". E' un approccio soft, a poche ore dall'incontro con il presidente cinese Hu Jintao (stasera al vertice Apec di Singapore, tre giorni dopo a Pechino). Obama non cita esplicitamente il Tibet o lo Xinjiang, né casi specifici di abusi del governo cinese contro i diritti umani.