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Chi perde il lavoro...!! PDF Stampa E-mail
 
Scritto da administrator, 04-03-2009 11:55
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Rabbia e disperazione nelle email dei disoccupati a Repubblica.it
 

          Oltre 800 testimonianze in soli due giorni, da ogni parte d'Italia

      Le voci dal paese che perde il lavoro

di FEDERICO PACE

 

 

Le voci dal paese che perde il lavoro


LETTERE dall'inferno della disoccupazione. Parole dettate da rabbia e disperazione. Sono oltre ottocento le testimonianze, arrivate in soli due giorni a Repubblica.it. Un coro straziante di voci da ogni parte d'Italia. Per raccontare, in prima persona, come la crisi ha già mandato in pezzi il fragile castello del lavoro e della vita di molti. Da Treviso a Palermo. Uomini e donne dalle vite stravolte. Giovanissimi e over 50.

C'è chi lavorava in un laboratorio orafo in provincia di Vicenza. E ora non ha più nulla. C'è chi per più di venti anni ha passato ogni giorno in un lanificio di Prato. E ora tanti saluti. E niente più. Ci sono gli operai dei grandi distretti industriali e gli informatici delle softwarehouse. C'è pure l'ingegnere laureato con lode, un master in business and administration alla Bocconi, sposato da poco e licenziato della start-up che, invece di quotarsi, ha chiuso i battenti. Tutti a casa. Nessuno di loro ha più nulla.


L'onda è alta e sta crescendo ancora. Licenziano le multinazionali e le piccole imprese. Chiudono i negozi e le botteghe. I dispacci arrivano da chi ha visto andare in fumo un contratto a tempo indeterminato (il 56%) ma anche da chi si è ritrovato a fare i conti con il mancato rinnovo (il 44%) di un contratto a termine o di una collaborazione. Ci sono operatori di call center ma anche dirigenti (il 5%) e quadri (il 13%).

Molti sono giovani. Quasi quattro su dieci hanno meno di trentacinque anni. Ma altrettanti, forse quelli che mostrano più ferite e vedono con più cupezza il proprio destino, sono quelli che hanno superato i 46 anni. In tutto sono circa il 30% e le loro testimonianze alzano il velo sulla fragile condizione lavorativa di questi tempi.

Sotto i nostri occhi si ricompone un quadro di un'occupazione andata in pezzi. Un quadro che conferma come il lavoro, e la sua assenza, sia tra le vere emergenze del sistema Italia. Senza l'impiego, ciascuno di noi perde, oltre alla fonte di reddito, il legame con la società e con il senso delle proprie azioni.

Tra loro c'è una donna della provincia di Torino. Racconta il suo primo giorno in cassa integrazione. Quando lavorava, scrive, "la nostra non era un'esistenza fatta di "grandi sogni di sfarzo e vizi, ma piani di vita realistici e concreti. Da formica". Ora tutto è cambiato. Anche il modo di pensare. Tanto che alla fine, amaramente, confessa: "Tanto valeva fare la cicala."
(4 marzo 2009)
La Repubblica

Ultimo aggiornamento: 04-03-2009 11:57

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