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SuperMedia alla porta PDF Stampa E-mail
 
Scritto da administrator, 03-04-2009 12:01
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Arrivano i nostri eroi: Supermedia alla porta

di Federica Fantozzi

L'Unità 03 prile 2009

 

 

Benvenuti nel presente. Parola d’ordine: “people first”, il pubblico se c’è vuole contare. Imperativo: “Fare network. Altrimenti si muore”. E’ la prima lezione del Festival internazionale del Giornalismo di Perugia: stanno arrivanno i Supermedia. Vale a dire newsroom integrate: carta stampata, online, tv, radio, twitter. Salveranno il giornalismo classico che annaspa in guai finanziari? Può darsi. Eric Ulken, 35 anni, fino a novembre scorso era direttore del settore tecnologia interattiva del Los Angeles Times. Uno dei maggiori giornali americani, fino a un milione e mezzo di copie e un migliaio di giornalisti, oggi ridotti rispettivamente a 800mila e 600. “Il sito invece – dice Ulken, che si è licenziato per girare il mondo – va alla grande. Cresce e fa utili, ma non abbstanza per sostenere il deficit del cartaceo”. Come finirà? “La carta si restringerà, diventerà un prodotto di nicchia. Il web occuperà il 90% dell’informazione”.

Charlie Beckett è il direttore di Polis, il centro di ricerca sui media della London School of Economics. Ha scritto un libro dal titolo ironico: “Supermedia: saving journalism so it can save the world”. Che bello salvare il mondo: è un ottimista di natura? “Il giornalismo come lo conosciamo è in pericolo – dice Beckett senza giri di parole – Se non funziona sparirà”. Le soluzioni: “Nuove tecnologie ma anche interattività. Costruire la partecipazione del pubblico. E’ un’industria che deve rivoluzionarsi: da manufatturiera in industria di servizi”. Attenzione: non significa chiudersi tra quattro pareti e incollare agenzie di stampa, ma gestire la notizia dalla produzione alla distribuzione. “Nei paesi anglosassoni Facebook non è più un sito web. È una piattaforma con contenuti. Dobbiamo abbattere i muri e creare una partnership con il pubblico”. Beckett ipotizza nuove forme societarie tra case editrici, Ong, Fondazioni e altri media indipendenti. “Possiamo far parte di questo processo o esserne tagliati fuori. Ma non lo fermeremo”.

E in Italia? Qualcosa si muove. Un altro modo (di fare il giornalista) è possibile. Almeno, lo credono i ragazzi di Current, la branch italiana della tv interattiva di Al Gore, nata proprio un anno fa. Spiega il direttore, Tommaso Tessarolo, che i contenuti sono generati al 30% dagli spettatori e al 70% da film, documentari, inchieste prodotte da loro. “Basta scendere sotto casa con una telecamera digitale per fare giornalismo investigativo, che tanti hanno dimenticato”. Stefano Valentino è il creatore di Freereporter.info, un portale che immette sul mercato mondiale i reportage di giornalisti freelance. “Un sito web è necessario: ti mette a un livello anche superiore agli inviati. Ma per guadagnare abbastanza devi vendere lo stesso servizio in almeno tre paesi diversi”.    

Ultimo aggiornamento: 03-04-2009 12:01

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